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Qui potrai trovare le ultime notizie e tutto ciò che riguarda il prossim film!!!

Ecco l'intervista del regista di questo film.....:

la fonte è : http://redazione.romaone.it

Inoltre altre notizie su http://www.apocalissedellescimmie.it e su http://www.imdb.com/title/tt0433787

 

 

 

Talvolta vorrei essere lo spettatore di me stesso"

Romano Scavolini è un autore che non si arrende al crollo di un'utopia. Dall'avanguardia degli anni '60 al suo ultimo film L'apocalisse delle scimmie, ritratto di un regista che non ha mai voluto la massa dentro ai cinema. La nostra intervista


Elisa Schianchi

Roma, 18 febbraio 2005 - Romano Scavolini è uno degli autori che la rassegna "Schegge di Utopia" ha scelto per identificare un movimento coraggioso, vitale nel nostro paese a partire dagli anni '60, fatto di esperimento, provocazione, destrutturazione e nuovi linguaggi.

Ci parli della 'sua avanguardia'
"In realtà quando si fa avanguardia si interviene su una sfera dell'essere molto sottile: quella della percezione. Finalmente lo spettatore sa di essere tale e non si sente solo consumatore, anche con disagio, con spavento. Col tempo, però, io ho abbandonato il concetto nudo di pubblico come insieme di persone ed ho cominciato a pensare ad un puro stato di coscienza, creato dal buio che scende in sala, da quello stato 'ipneologico' che permette l'identificazione.
Mi ricordo che una volta, dopo una proiezione, mi fu chiesto per chi avessi fatto quel film. Risposi una cosa che sento profondamente vera tuttora: che anche se una sola persona avesse avvertito il peso di quello che io volevo dire, per me i due anni di lavorazione sarebbero stati ampiamente ripagati. Oscurità, disagio, sovrapposizione, infatti, rendono criptico il messaggio ma elementi del cinema di lotta sono sempre stati la distruzione, la destrutturazione del linguaggio del cinema tradizionale e i tentativi di intervenire dentro l'immagine affinché lo spettatore si ponga dinanzi ad essa in modo del tutto nuovo. Non se ne può fare a meno".

Può raccontarci qualcosa del suo ultimo progetto, L'apocalisse delle scimmie?
"E' una produzione autogestita e sto girando, ormai, da 14 mesi. E' un film sulla violenza la cui chiave di lettura è semplice: "E' necessario rendere la vergogna ancora più vergognosa affinché l'uomo sia spaventato dalla sua stessa immagine. Per dargli coraggio" (Carl Marx).
E' un Carl Marx giovane quello che scrive queste sue riflessioni filosofiche e ha un'intuizione straordinaria. Si occupa dell'uomo avvertendo che la società moderna lo avrebbe schiacciato e omologato attraverso crimini, tragedie, alienazione, angoscia. E capisce quanto sia importante per un intellettuale, per un poeta, un artista, un politico, un filosofo, prendere ciò che è vergognoso nell'uomo e accentuarlo per costringerlo a guardare se stesso con terrore. Soltanto quando si tocca il fondo della propria miseria, l'abisso del peccato e lo si tocca con mano, solo in quel momento si ha la forza per cercare di fuggire e riafferrare il bene".

L'impegno è lo stesso che animava i suoi primi lavori...
"Penso di aver mantenuto la vis che mi dava coraggio allora. E' un film che sarà angosciante vedere, che farà male. Ma si dovrà guardare perché riguarda ciascuno di noi. Ecco perché è sulla violenza. Ma anche sull'amore. Sull'amore attraverso la morte e la distruzione".

Quando sarà pronto e dove potremo vederlo?
"Non so ancora con certezza quando riuscirò a finire perché sto ancora girando ma spero di avere per la fine di quest'anno un montaggio complessivo almeno di 2 ore e mezzo.
Mi è già stato richiesto da un importante festival di settore ma ancora non posso dire da chi".

Lei va al cinema?
"Sì ma non sono di gusti facili. Alcune volte desidero essere solo spettatore e vedere una cosa, godere di questo momento di abbandono e autoipnosi. Il più delle volte, invece, sono molto esigente perché voglio essere spettatore di me stesso. Questo è il problema. Voglio guardare e, mentre guardo, voglio guardare me stesso che guarda. E' l'unico processo interiore che mi fa sentire vivo, in mezzo agli altri, in mezzo alle cose".